Giornalino AHE – Winter Special 2023

INTRECCI

Un intreccio…

…è quando due cose morbide si arrotolano nello stesso posto” (NICOL)

…vuol dire tipo che fai un po’ di nodi” (FEDERICO)

…è tipo quando ti fai una treccia o quando la mia nonna fa l’uncinetto” (VITTORIA)

è quando due cose si arrotolano insieme, si intrecciano e non si staccano più” (DILETTA)

[Pensieri dei bambini della sezione 5 anni del Nido e Scuola dell’Infanzia Pinco Pallino Kids di Rubiera, in risposta alla domanda “Cos’è un intreccio?”]

Ci piace pensare il nostro progetto “At home. Everywhere” come un intreccio, che lega insieme realtà, figure professionali, stili di lavoro diversi, collegando insieme bambini, genitori, insegnanti, facilitatori, dirigenti, pedagogisti. Una rete articolata e complessa unita dall’ideale di una realtà educativa in cui più lingue si intrecciano, dando vita a una trama vivace che si fa sempre più solida più sono i fili che ne fanno parte.

Quando ho chiesto ai bimbi cosa vedevano loro nell’intreccio nella mia mente c’erano solo nodi, tirati con fermezza, ma dalle loro parole ho messo a fuoco che perché un intreccio funzioni serve in realtà prima di tutto morbidezza, volontà di arrotolarsi e modellarsi sugli altri.

Il numero di “AHE News” di questo inverno parla di questo: di facilitatrici che ogni giorno portano in sezione le loro passioni, di genitori che ci sostengono con le loro scelte e pratiche quotidiane, di insegnanti che ci accolgono in sezione e ci rendono parte integrante dei loro progetti, di bambini che ogni giorno ci dimostrano che esistono mille e più modi di comunicare.

Buone feste di legami, fili elastici, trame colorate!

Marta E., insegnante e responsabile progetto AHE


 

Formazione nuovi Facilitatori AHE

Domenica 3 Dicembre 2023 il nostro laboratorio Play-ENG ha ospitato la prima formazione dell’a.s. 2023-2024 con le nostre facilitatrici.

Per raccontarvela abbiamo scelto alcune delle loro parole: “Per me è stata un po’ come una lezione di orienteering: ci avete dato strumenti, bussole e conoscenze per imparare a navigare le varie geografie che ci troveremo ad affrontare, sia quelle coi percorsi già segnati, sia quelle con percorsi ancora da disegnare” (Ginevra)

La formazione mi è piaciuta un sacco! Di solito quando si fanno formazioni lavorative ci vado trascinando i piedi perchè sono sempre di una noia mortale invece non solo il tempo è volato ma ho imparato tante nuove nozioni senza che mi fossero insegnate come a lezione ma attraverso l’ascolto di altre esperienze.” (Bassira)

È stata una giornata di condivisione e di crescita professionale. Penso che avere la possibilità di vedersi dal vivo per potersi confrontare e ragionare con calma sui vari aspetti del nostro lavoro sia una grande possibilità di arricchimento che permette di aprire la mente a realtà e possibilità nuove.” (Giada)

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Vorresti unirti al team At home. Everywhere come Facilitatore?

Manda il tuo curriculum a: segreteria@augeocoop.it

Il bilinguismo fin dalla prima infanzia – Intervista

“At home. Everywhere” con i suoi tanti progetti dedicati ai bambini e alle loro famiglie, promuove un’innovativa alleanza educativa che mira a creare una stretta collaborazione tra casa e scuola. Al centro di questa visione, emerge il progetto “Bilingual is Possible” un’iniziativa rivoluzionaria dedicata ai genitori e ai bambini dai 9 ai 18 mesi, che si propone di creare consapevolezza riguardo all’approccio naturale al bilinguismo infantile, favorendo  il dialogo tra genitori, sfatando preconcetti e stereotipi legati al bilinguismo nella prima infanzia.

Una testimonianza diretta: L’esperienza di Chiara.

Per comprendere meglio come “Bilingual is Possible” possa introdursi con naturalezza nella vita delle famiglie, abbiamo intervistato Chiara, una mamma che ha partecipato alla seconda edizione del progetto insieme a sua figlia Sveva.

Quali sono le prime tre parole che ti vengono in mente quando pensi al progetto “At home. Everywhere”?

Questo progetto offre ai bambini, già all’infanzia, la possibilità di abbracciare un approccio che solitamente si sviluppa più tardi nella vita. Definisco il vostro progetto come un avanguardia, date la possibilità ai bambini di allargare il proprio orizzonte. Abbiamo una cultura italiana pazzesca che però, secondo me, ci limita, abbiamo delle radici molto profonde e non sempre riusciamo ad aprirci agli altri, alle altre culture.

Credo che tutti dovremmo essere cittadini del mondo. Infatti, credo che l’evoluzione della visione del mondo sia centrale in questo progetto, poiché promuove l’idea che la lingua inglese debba diventare una normalità, fornendo agli individui una chiave per aprire molte porte. Essa rappresenta un’arma vincente per il futuro, offrendo innumerevoli opportunità che, con la conoscenza dell’inglese, diventano accessibili a chiunque desideri esplorarle.

Qual’è la cosa che apprezzi di più del progetto?

Il modo autentico in cui vi avvicinate all’insegnamento della lingua. Collaborando con l’università, ho avuto l’opportunità di notare la differenza nell’approccio. Voi sapete come interagire e comunicare in lingua, coinvolgendo i bambini in modo giocoso ed entusiasmante. Questo approccio rende l’apprendimento della lingua un’esperienza avvincente. Vedere i bambini incuriositi e felici di partecipare è la conferma che insegnare dovrebbe essere così, creando una connessione autentica.

Siete competenti non solo nella conoscenza della lingua, ma anche nelle esperienze che proponete, rendendo il tutto vivo e coinvolgente. Questo trasforma l’apprendimento della lingua in un vero piacere, stimolando la curiosità. Chi comprende l’investimento economico in un progetto del genere riconosce che sono soldi ben spesi. Tuttavia, comprendo che non tutti condividono questa visione, e credo che ciò possa riflettere una questione culturale.

Parlami un po’ di te e della tua filosofia come famiglia verso le lingue. Mi hai detto che spesso fate dei viaggi all’estero. Mi parli di queste vostre esperienze?

La mia esperienza con l’inglese inizia sin da giovane, frequentavo un liceo scientifico bilingue che promuoveva l’uso attivo di questa lingua attraverso progetti e esperienze all’estero. La lingua inglese è stata parte del mio percorso di formazione, e oggi la utilizzo anche nel mio lavoro, comprese le ricerche universitarie e la collaborazione con il mondo dell’educazione.

In casa, non sono una mamma logorroica ma cerco di creare un ambiente divertente e coinvolgente per le mie figlie attraverso giochi, letture e altre attività che le rendano curiose e interessate. Una delle nostre grandi passioni è viaggiare. Sin da quando le bambine erano piccole, abbiamo iniziato a esplorare il mondo insieme. Il viaggio è un’opportunità straordinaria, le mie bimbe rimangono affascinate quando mi sentono parlare e comunicare in una lingua diversa, le incuriosisce. Prima dei nostri viaggi, coinvolgiamo le bambine nell’organizzazione, creando un senso di curiosità e anticipazione. Viaggiare implica spesso lasciare la propria zona di comfort e affrontare situazioni diverse, il che può essere una sfida. Tuttavia, credo che queste esperienze siano fondamentali per la crescita e l’apprendimento, e sono contenta di aver trasmesso questa passione alle mie figlie.

Mi hanno raccontato che ci segui come gruppo di lavoro già da un po’ di tempo. Hai iniziato prima con tua figlia più grande e ora anche con la più piccolina. Cosa ti ha spinto a iscrivere le tue bimbe al progetto fin da piccolissime?

Ho iscritto Gioia, mia figlia più grande, che aveva due anni perché sai quella cosa che quando tu sei piccola e avresti voluto che tua mamma ti facesse fare questa cosa? Ecco, ho capito che posso dare a mia figlia qualcosa in più, metterla in una posizione di vantaggio fin dall’inizio. Ho deciso di provare, lei non ha niente da perdere, può solo divertirsi, e allora perché non offrirle l’opportunità di imparare qualcosa in più?

So come si insegna l’inglese dalle elementari in poi, con il quaderno e tutto il resto, è molto schematico. Credo che sia questo il momento di creare delle basi solide, creando automatismi in modo naturale. Io e lei abbiamo un accordo, lei deve continuare questo percorso fino almeno alle medie e questa nostra scelta mi sta ripagando, Gioia comprende la pronuncia e si avvicina alla lingua in modo diverso adesso, cerca di capire il testo delle canzoni, prova a parlare quando siamo all’estero, anche se a volte fa degli strafalcioni, ma ci prova. Da grande, ognuna delle mie figlie potrà scegliere la propria strada, ma l’inglese rimarrà per la vita.

Come sei venuta a conoscenza del progetto?

Grazie ad un’altra mamma: sua figlia più grande aveva partecipato ai vostri laboratori in lingua inglese e me ne ha parlato molto bene. Nonostante le nostre bimbe, all’epoca, fossero ancora molto piccole, vi abbiamo contattato per chiedere se fosse possibile attivare un laboratorio già dai 2 anni e così è stato!

Quest’anno hai partecipato insieme a tua figlia più piccola al progetto “Bilingual is possible”, progetto che ha fatto da cornice durante i primi 3 incontri ai laboratori pomeridiani in lingua inglese che frequenterà Sveva per i prossimi mesi. In relazione a questa esperienza ti chiedo: quali erano le tue aspettative quando hai iniziato questo progetto di bilinguismo? Cosa ti aspettavi di dover fare come genitore durante gli incontri?

Mi aspettavo di dover giocare e di vivere un’ora in modo divertente ma, allo stesso tempo, mi aspettavo di capire come ci si potesse avvicinare e vivere la lingua con dei bambini così piccoli, quando ancora comprendono poco. Sapevo che la nostra interazione doveva essere leggera, non eravamo noi i protagonisti ma dovevamo far vedere che c’eravamo ed essere propensi a partecipare senza ansia da interrogazione, ma piuttosto un’interazione attiva e coinvolgente.

Come ha reagito Sveva dopo i primi incontri? Hai portato avanti qualche suggerimento che ti è stato consigliato? Se si, quale?

Sveva ha reagito con grande entusiasmo, era così contenta che non voleva togliersi lo zaino quando siamo tornate a casa perché voleva tornare indietro immediatamente. Le canzoni le sono piaciute molto, e in modo creativo e a modo suo le canta spesso. Quando siamo a casa mi prende le mani per rendermi partecipe mentre canta la canzone “jump up & down” che avete proposto al primo incontro, le è rimasta molto impressa.

Personalmente, mi piace molto leggere, e durante la lettura cerco di immergermi completamente nella storia, utilizzando voci teatrali, mi diverto con il racconto e mi sento a mio agio in questo ruolo. Consiglio quello della “Strega Rossella” e del “Gruffalo”. A casa leggiamo anche “Che cosa ha perso la Topolina Inglese? “ un libro sia in italiano che in inglese, ottimo per approcciarsi alla lingua. Di recente stiamo leggendo il cofanetto delle “Sette emozioni”, più complesso ma molto bello, parla di come siamo fatti, affrontando temi importanti ma a portata di bambino.

Che ruolo gioca Gioia nell’avvicinare la sorellina alla lingua inglese?

Sveva imita e segue Gioia in tutto, soprattutto con le canzoni e i libri hanno creato un momento speciale tutto loro. Sveva spesso chiede a Gioia di cantare le canzoni in inglese che conosce e Gioia le legge anche i libri, a modo suo chiaramente.

Per concludere, ti chiedo se pensi che ci siano abbastanza iniziative nel territorio per supportarti in questo percorso?

Si ci sono, se le vuoi vedere. Siamo fortunati a trovarci in una zona in cui ci sono molte opportunità, specialmente tra Reggio Emilia e Modena, ma devi volerle cogliere.

Quali consigli o suggerimenti avresti per altri genitori che desiderano approcciarsi ad un progetto di bilinguismo per e con i propri figli.

Il mio consiglio è di avere una visione più ampia. È importante considerare l’approccio che si può offrire al proprio figlio come un progetto a lungo termine dove si può dar loro la possibilità di imparare una lingua in modo efficace, evitando di concentrarsi solo sulla grammatica o sulla memorizzazione, ma partendo da un discorso di comprensione. Questo è ciò a cui mi riferisco quando parlo di visione. Troppo spesso, le lingue vengono insegnate in modo frammentato e con brevi interventi nella scuola, che spesso hanno scarsa durata. È importante capire che, se non si allena costantemente una competenza, questa rischia di non essere interiorizzata appieno. Pertanto, è fondamentale avere una visione più ampia e un impegno a lungo termine nell’approccio alla lingua.

La sinergia della relazione tra facilitatore e genitori apre le porte a un mondo di opportunità e crescita. L’esperienza di Chiara dimostra come l’educazione bilingue possa ampliare gli orizzonti dei bambini fin dalla più tenera età, fornendo loro una visione globale e un vantaggio significativo per il futuro. La partecipazione attiva dei genitori è cruciale in questo percorso. Attraverso una visione a lungo termine e un approccio coinvolgente, i genitori possono aiutare i propri figli a costruire basi solide in modo naturale ed efficace. Con il giusto impegno, le lingue diventano uno strumento potente per aprire porte verso una vita ricca di opportunità e connessioni globali.

– Carla Romina Turros, referente Bilingual is Possibile e coordinatrice AHE

AT HOME. EVERYWHERE / CHRISTMAS 2022

Relazioni

AHE NEWS vuole favorire il dialogo e il piacere dello stare insieme tra bambini e sostenere la relazione genitore-bambino. Per questo motivo all’interno troverete idee gioco da condividere, canzoni o suggerimenti per il quality time in famiglia, approfittando della pausa natalizia.

Il tempo dedicato ai nostri figli è importante, crea identità, costruisce spazi di confronto, rende solide le relazioni; è con la condivisione delle esperienze che si creano legami significativi e duraturi. I processi di crescita sono lunghi e ardui, la nostra società mostra di apprezzare sempre più le relazioni a distanza utilizzando social e app di messaggistica: rapidi e sintetici.

Gli adulti e i bambini necessitano di spazi per prendersi cura dei sentimenti per imparare a riconoscere e a gestire le emozioni. Il tempo dedicato alle relazioni non è mai tempo sprecato, è il valore aggiunto alla nostra esperienza di vita.

Giocare in lingua inglese può rappresentare un’occasione per stare insieme.

Lasciatevi catturare dall’idea che INSIEME SI PUO’ FARE!

SHARING IS CARING

“Dividi il companatico, raddoppia l’allegria” cantavano negli anni ’70 i protagonisti del musical “Aggiungi un posto a tavola”, mettendo in scena l’espressione inglese “sharing is caring”, nata proprio nel contesto della condivisione del cibo e poi allargatasi ad altri ambiti per indicare il piacere del vedere la felicità altrui nel ricevere o essere coinvolti in qualcosa.
Un piacere che nasce spesso dal fatto che, condividendolo con gli altri, ogni oggetto, gioco, progetto può assumere una nuova forma, creare nuove possibilità che non avremmo pensato potesse avere prima del confronto.

Per questo uno dei principi cardine del progetto AHE è proprio il piacere della condivisione sotto vari punti di vista:

  • l’accessibilità su larga scala del progetto che vuole essere fruibile da tutti, a prescindere dalle possibilità economiche del singolo;
  • il lavoro in sinergia con le insegnanti e le educatrici delle scuole coinvolte;
  • il processo di sensibilizzazione delle amministrazioni comunali;
  • il coinvolgimento delle famiglie grazie alla condivisione di momenti, materiali ed esperienze.

Avere un obiettivo, che sia quello di sensibilizzare tutte le figure che in un modo o nell’altro sono responsabili dell’educazione dei bambini ci ha portato a investire molto su questi aspetti.

Il nostro progetto, sin dalle sue origini, si propone come un progetto con una visione sociale ampia contrapponendosi alle scuole bilingue appannaggio delle classi economiche più alte. Abbiamo lavorato in questi anni per uscire dalla logica dell’esperto che lavora in autonomia svolgendo mini laboratori e programmi linguistici. Abbiamo invece cercato ogni giorno di più di intrecciarci alla vita di sezione e, col tempo, siamo riusciti a selezionare e formare delle figure professionali che potessero ricoprire il ruolo di educatrici/insegnanti di sezione con doppia competenza (educativa e linguistica).

Ci siamo posti come obiettivo quello del lavoro in continuità con le insegnanti di sezione/educatrici: un do ut des in cui le loro competenze e quelle del facilitatore si integrano e si contaminano. Il lavoro in sinergia permette non solo di creare un ambiente in cui i bambini possano avvicinarsi alla lingua straniera in maniera serena ma in cui anche le insegnanti /educatrici possano accompagnare il facilitatore nei primi incontri per poi farsi guidare da lui per l’inserimento della lingua in sezione in maniera graduale e corretta anche in sua assenza.

L’Emilia Romagna è senza ombra di dubbio una regione in cui i servizi educativi vengono valorizzati anche dalle amministrazioni che, a più livelli, investono anche in progetti legati al bilinguismo. Attraverso un dialogo costante, un continuo tentativo di risposta alle esigenze delle famiglie e un’azione di sensibilizzazione sul tema del bilinguismo (non solo legato al nostro progetto ma anche alla valorizzazione dell’uso di lingue e dialetti diversi dall’italiano a casa e a scuola promosso dall’Università di Bologna) siamo riusciti a proporre progetti di varia portata all’interno dei servizi per l’infanzia sul territorio. Ma tutto questo non sarebbe possibile se non trovassimo degli interlocutori pronti ad ascoltare e a investire sul benessere e la crescita dei bambini.

Ultimi, ma non per importanza, siete voi genitori a cui vorremmo raccontare come questo progetto non sia un semplice programma linguistico che lascia ai bambini solo qualche lista di parole in una lingua straniera, ma un percorso che rispetta i tempi di acquisizione e le peculiarità di ogni singolo bambino; per questo ci riconosciamo nelle parole di Michel de Montaigne che affermava “E’ meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”.

Documentare un percorso come questo richiede un impegno che parte dall’osservazione e l’ascolto dei bambini e per aiutarvi a comprendere cosa possiamo fare con loro in inglese negli anni abbiamo proposto svariate iniziative che coinvolgessero anche voi. Come scoprirete più avanti nella lettura, quest’anno è partita una nuova (e innovativa) iniziativa che vi vede più partecipi che mai…e non possiamo che augurarci di continuare a creare occasioni di crescita nei prossimi anni!

I bambini si confondono quando si parlano più lingue?

No.
I bambini hanno una capacità innata di discriminare i suoni linguistici delle lingue e non hanno alcuna difficoltà ad apprendere i suoni che caratterizzano due o più lingue diverse.

Il fatto di parlare lingue diverse, inoltre, è percepito dai bambini semplicemente come uno degli aspetti che possono differenziare le persone, così come le diverse caratteristiche della voce, l’espressione e l’atteggiamento comunicativo.

Proprio grazie a questa sensibilità linguistica, i bambini sono in grado di distinguere le parole di una lingua da quelle di un’altra e di impararle. Se crescono in un ambiente multilingue, quindi, i bambini possono apprendere più di una lingua contemporaneamente in modo naturale e privo di sforzo e senza creare confusione, per effetto della semplice esposizione agli input linguistici.

Scopri perché si dovrebbe imparare l’inglese da bambini >

Perché si dovrebbe imparare l’inglese da bambini?

In una società multiculturale come quella in cui viviamo, è sempre più frequente che esistano famiglie in cui i genitori parlano due lingue diverse (es. padre italiano, madre russa) oppure famiglie in cui entrambi i genitori parlano la stessa lingua, ma vivono all’interno di una comunità nella quale la lingua parlata dalla maggioranza delle persone è un’altra (es. famiglia araba in Italia).

In questo caso, è perfettamente naturale che i genitori da un lato sentano il desiderio di crescere i figli anche con la propria lingua, oltre all’italiano, ma dall’altro temano che questa decisione possa influire negativamente sull’apprendimento dell’italiano del bambino e sul suo sviluppo cognitivo generale.

Queste preoccupazioni sono infondate: recenti studi condotti in campo internazionale hanno dimostrato che il bilinguismo rappresenta una risorsa importantissima per il bambino, fornendo benefici sia culturali che linguistici.

DAL PUNTO DI VISTA CULTURALE

Il bilinguismo rappresenta una ricchezza poiché permette al bambino di confrontarsi con due lingue e quindi con due culture diverse, imparando una maggiore tolleranza anche verso le altre culture.

DAL PUNTO DI VISTA COGNITIVO

Il bilinguismo ha effetti positivi sia linguistici che non linguistici.

A livello linguistico, conoscere più di una lingua permette al bambino di avere maggiore consapevolezza sulla struttura e il funzionamento delle lingue, avvantaggiandolo quindi rispetto ai coetanei monolingui nell’analisi metalinguistica e nell’apprendimento di altre lingue.

A livello non-linguistico, inoltre, si è notato che il bilinguismo ha effetti molto positivi anche sull’attenzione: i bilingui, infatti, sono avvantaggiati nelle situazioni che richiedono una buona attenzione selettiva, ovvero una capacità di concentrarsi sulle informazioni rilevanti e di inibire quelle non rilevanti, come capita quando si devono gestire più compiti contemporaneamente o si deve passare velocemente da un compito all’altro.

Un bambino che domina più lingue ha la mente più flessibile. È più capace di gestire conflitti tra informazioni diverse e selezionare ciò che conta.

DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO

Un bambino che cresce bilingue ha maggiori possibilità lavorative, soprattutto in un mercato del lavoro globalizzato quale quello contemporaneo.

Giornata mondiale dello Yoga

Dal 1970, il 21 giugno si festeggia la Giornata Mondiale dello Yoga che è l’occasione per tutti i praticanti di yoga di cerebrale questa antichissima e quanto mai amata disciplina.

Non solo lo yoga si può praticare in ogni momento del nostra nostra vita quotidiana, ma è una disciplina che è alla portata di chiunque: lo yoga è per tutti, davvero. Non solo persone flessibili, atletiche, ma anziani, bambini… I facilitatori di At home. Everywhere hanno preparato questa breve lista di pose che potete svolgere insieme ai vostri bambini, per rilassare il corpo e anche parlare un po’ in inglese!

LET’S PLAY YOGA TOGETHER

BREATH IN, BREATH OUT
Prima di tutto, partiamo dalla respirazione. Nello yoga si respira sempre con il naso: l’aria che passa attraverso il naso, infatti, viene filtrata e regolata in temperatura, al contrario di quella che entra attraverso la bocca.
Possiamo fare un piccolo gioco per aiutare la concentrazione, the sound of waves (il suono delle onde): usate le dita per tappare le orecchie ed espirate, ponendo attenzione al suono del respiro, che assomiglierà alle onde del mare. Can you hear the sound of waves? Riesci a sentire il suono delle onde? Facciamo andare e venire queste onde, assaporando la piacevole sensazione di calma che emanano.

THE TREE POSE
La posizione dell’albero è una delle più efficaci e divertenti. Possiamo sperimentare insieme ai bambini il nostro equilibrio, la concentrazione e l’attenzione verso l’esterno immaginandoci un bellissimo e forte arbusto.

THE DOG POSE
Il cane che guarda in basso è una delle posture più note nello yoga e ricorda la posizione che assume il cane quando si stira dopo essersi appena svegliato. Grazie a questa posizione, possiamo stirare il retro delle cosce, rinforzare le braccia ed allungare la spina dorsale. Questa posizione è particolarmente utile anche a chi fa un lavoro da scrivania, perché aiuta a rilassare i muscoli della schiena e belle gambe.

THE SNAKE POSE
La posizione del serpente, anche conosciuta come bujangasana, è una delle più efficaci per aprire il torace e risolvere eventuali atteggiamenti scorretti della colonna. E’ importante mantenere il collo dritto, i glutei contratti e i gomiti leggermente flessi. La respirazione è toracica e il viso è sorridente!

FINISH!
Le pose sono finite ma è ora di fare la sequenza di saluto finale: basterà mettersi a gambe incrociate (Legs crossed), mani giunte (Joined hands) e pronunciare il saluto utilizzato dagli yogi indiani “Namastè”, eseguendo un leggero inchino (bow).

“Namastè” significa “La Luce che è in me saluta la Luce che è in te”.

Image source: Freepik

Convegno sul bilinguismo nell’infanzia

«When I use a word,» Humpty Dumpty said, in rather a scornful tone,«it means just what I choose it to mean — neither more nor less.»
«The question is» said Alice «whether you can make words mean so many different things.»

«Quando io uso una parola» disse Humpty Dumpty, con un certo sdegno,«essa significa esattamente ciò che io voglio che significhi– né più né meno.»
«Bisogna vedere» disse Alice «se lei può dare tanti significati diversi alle parole.»

Lewis Carroll, “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”

Humpty Dumpty è un grosso uovo protagonista di una canzoncina infantile, al quale la penna di Lewis Carroll fa incontrare Alice, aprendo un affascinante dialogo sul significato della parola.

Ma Humpty Dumpty è anche il titolo del Convegno che si è svolto presso l’Università degli Studi di Catania (sede di Ragusa), l’8 Maggio scorso. Ecco dunque che questo bizzarro personaggio, che parla di lingua e di comunicazione stuzzicando i linguisti e stupendo i bambini, è la figura scelta per riflettere su lingua e infanzia, comunicazione ed educazione.
In una società in cui di certo non si può e non si deve parlare di lingua ma di lingue e in cui emerge sempre più l’idea che le parole non abbiano più un significato assoluto ma siano espressione delle culture che veicolano, inevitabile risulta riflettere sulle scelte educative in ambito linguistico

Perché parlare di infanzia e di scelte educative? Quale età entra in gioco?

Il sottotitolo del Convegno, “Il bilinguismo in età pre-scolare”, rivela immediatamente che la fascia di età su cui si è scelto di riflettere è quella compresa tra 0 e 3 anni: la necessità di prendere in considerazione la primissima infanzia deriva naturalmente dalla consapevolezza, proveniente dalla più recente ricerca scientifica, che è proprio esponendo il bambino fin dai primi mesi di vita a un’altra lingua che si può puntare a un pieno obiettivo di bilinguismo.

Il Convegno ha rappresentato un significativo momento di dialogo con il territorio della provincia di Ragusa, dove la necessità dell’educazione bilingue trova già delle concrete risposte.

All’interno del Convegno si sono confrontati svariati relatori, che in prospettiva sia teorica che pratica hanno affrontato il tema del bilinguismo in età pre-scolare. Si sono succeduti interessanti contributi, il cui oggetto d’indagine andava dalla multimodalità alla metafora, dalla lettura alla televisione, e naturalmente molto altro ancora. Anche noi di At home. Everywhere abbiamo portato il nostro contributo al convegno, presentando l’approccio di bilinguismo italiano/inglese che da anni sperimentiamo in Emilia Romagna e più di recente in Lombardia e nella provincia di Ragusa, presentando anche la prospettiva di insegnanti e genitori che hanno partecipato al progetto.

Si sono dunque succeduti momenti di fruttuoso scambio, nell’obiettivo di un dialogo tra territorio e università, finalizzato a una progettazione consapevole dell’educazione bilingue.

Sicuramente non si può non segnalare l’esempio virtuoso di Scicli, in provincia di Ragusa, che ha mostrato interesse e sensibilità verso il tema del bilinguismo, organizzando per il 9 maggio una serata sul tema aperta alla cittadinanza, invitando anche i nostri rappresentanti affinché presentassero ai cittadini e in particolare ai dirigenti scolastici in cosa consiste il progetto At home. Everywhere.

Essere invitati e aver partecipato a questi eventi in Sicilia ci ha resi molto orgogliosi, perché ci mostrano che il nostro progetto e il nostro approccio al bilinguismo stanno venendo compresi e accolti anche da autorità ufficiali come università e dirigenti scolastici, che sono parte fondamentale di quella alleanza educativa di cui abbiamo bisogno per diffondere la cultura del bilinguismo sul territorio italiano.

 

 

LET’S WASH OUR HANDS TOGETHER!

Oltre ad essere un’attività fondamentale per la salute di bambini e adulti, lavarsi le mani può diventare un momento molto importante anche per imparare una nuova lingua! Eh sì, noi di At home. Everywhere crediamo infatti che inserire l’inglese nelle attività di ogni giorno – che sia vestirsi, mangiare o appunto lavarsi le mani – sia il modo migliore per accompagnare i bambini alla scoperta della seconda lingua in modo spontaneo e divertente.

In questo modo, le routine quotidiane diventano momento di gioco, durante il quale ripetere insieme semplici frasi in inglese.

Perché quindi non provate anche voi? Ecco come i nostri facilitatori accompagnano i bambini nel lavaggio delle mani.

LET’S WASH OUR HANDS!

  1. WET your hands with water. 
    BAGNA le mani con l’acqua.
  2. SOAP your hands and rub them together.
    INSAPONA le mani e sfregale tra di loro.
  3. SCRUB your hands together.
    SFREGA bene le mani tra di loro. Tip: da quando il sapone tocca le mani al momento del risciacquo, cantiamo insieme la canzoncina “Happy Birthday to you!” dall’inizio alla fine un paio di volte: questo ci aiuterà a sfregare le mani almeno per 20 secondi, il tempo ideale perché il sapone abbia effetto!
  4. RINSE your hands well with water.
    RISCIACQUA bene le mani con l’acqua.
  5. DRY your hands using the towel.
    ASCIUGA le mani usando l’asciugamano.

Facile, vero?
Provate a dedicarci un paio di minuti al giorno, e sarete in grado di donare continuità nella routine quotidiana in lingua inglese che il bambino già vive a scuola oppure durante i laboratori pomeridiani di At home. Everywhere!

Conoscere la lingua inglese è essenziale nel mondo del lavoro?

Come abbiamo già accennato parlando del progetto At home. Everywhere, uno dei VANTAGGI DEL BILINGUISMO è proprio quello economico: un bambino che cresce bilingue ha maggiori possibilità lavorative, soprattutto in un mercato del lavoro internazionale come quello attuale. Volenti o nolenti, imparare l’inglese è una competenza di cui non si può più fare a meno, nel mondo del lavoro poiché è ormai la lingua più utilizzata nella comunicazione internazionale e professionale. Pochi possono ignorare questa verità e persino coloro che oggi non ne hanno bisogno, non potranno farne a meno domani. Questo articolo intende quindi rispondere ad una domanda semplice quanto importante:

Perché l’inglese è così importante?

  1. L’inglese è la lingua più diffusa su Internet.
    Chi legge in inglese, può accedere alla maggior parte delle informazioni che esistono sul web. Molti sostengono che l’80% dei dati su internet sono scritti in lingua inglese. Accedere a tutte queste risorse è non solo molto interessante, ma è soprattutto utilissimo quando si lavora o studia.
  2. L’inglese è la lingua più redditizia da imparare.
    Il libro “English as economic value: facts and fallacies” di François Grin spiega perché l’inglese è l’investimento più redditizio che si può fare nel proprio percorso di studi o d’apprendimento. Imparare l’inglese per il mondo del lavoro è quindi una mossa altamente strategica.
  3. L’inglese può lanciare una carriera lavorativa.
    Per impiegati, quadri e dirigenti di tutti i settori lavorativi: si avranno molte più opportunità in Italia o all’estero, in ogni tipo di azienda (ad es. multinazionali o imprese che lavorano con l’estero).
  4. Le persone che conoscono l’inglese guadagnano di più.
    È difficile trovare delle statistiche precise per l’Italia, ma per esempio in Svizzera, le persone che parlano inglese guadagnano il 18% in più, come si legge da questo articolo.
  5. L’inglese è LA lingua del commercio, della scienza, della tecnologia (e non solo)…
    È un dato di fatto: il commercio internazionale avviene in inglese, gli articoli scientifici sono scritti in inglese e tutto quello che riguarda la tecnologia passa attraverso questa lingua.
  6. L’inglese è la lingua straniera più usata nelle azienda italiane (ed europee).
    Sul mercato del lavoro una buona conoscenza dell’inglese è ormai un criterio importantissimo. Dopo l’italiano, l’inglese è la lingua più usata negli scambi esterni e interni delle azienda italiane. Poiché questo primato vale anche per le aziende degli altri stati europei, l’inglese potrà aprirti un gran numero di porte nel nostro paese o all’estero.

Tenete quindi conto di questo, quando pensate al futuro di vostro figlio. Ma anche al vostro! Non è infatti mai troppo tardi per imparare l’inglese. Tuttavia l’infanzia è il momento più importante per introdurre una seconda lingua, grazie ad una plasticità fisiologica e cognitiva del bambino che rende l’apprendimento di più lingue un processo spontaneo assolutamente privo di controindicazioni.

Il team di At home. Everywhere lavora ogni giorno per raggiungere l’obiettivo di diffondere la cultura del bilinguismo a partire dalla prima infanzia e dare il nostro contributo al miglioramento della vita delle nuove generazioni.

Fonte parziale: https://www.mosalingua.com/it/limportanza-dellinglese-nel-mondo-del-lavoro