Inglese al PlayENG – Intervista

Elisa, mamma di Celeste (8 anni), ci racconta la sua esperienza ai laboratori PlayENG di Rubiera; un percorso di crescita e di continuità tra mattino e pomeriggio che prosegue ormai da diversi anni.

Vorresti raccontarci com’è iniziato il percorso di Celeste con l’inglese?

Celeste ha iniziato già dal Nido con i primi accenni poi abbiamo proseguito nel percorso alla scuola dell’infanzia, dove abbiamo conosciuto la vostra realtà, quindi si può dire che sia al mattino all’interno della scuola sia poi al pomeriggio abbiamo sempre continuato nel percorso di avvicinamento alla lingua inglese. Siamo arrivati ai laboratori del pomeriggio grazie al passaparola perché alcuni compagni facevano già questo tipo di percorso.

Secondo te ci sono differenze tra i percorsi pomeridiani e quelli del mattino?

Una differenza potrebbe essere che la partecipazione ai laboratori del pomeriggio è una scelta delle famiglie che si va ad aggiungere ad eventuali altre attività extra scolastiche, mentre al mattino è veicolata dalle insegnanti per cui è forse più facile raccogliere adesioni e che, di conseguenza, i gruppi siano più numerosi. Io ho pensato che fosse una buona opportunità continuare al pomeriggio quello che aveva già iniziato al mattino soprattutto in un’età come la loro dove sono delle spugne e apprendono la lingua in maniera tra virgolette facile.

Celeste ripropone a voi in famiglia alcuni giochi fatti al laboratorio?

Sì, è una bambina abbastanza ironica per cui anche a casa in alcuni “scherzi” risponde con la parola in inglese; lo faceva anche quando era piccina. Oltretutto, già dal primo anno della scuola Primaria, le insegnanti riscontravano il fatto che la bambina facesse un’attività in inglese, soprattutto per la pronuncia e per l’ampiezza del vocabolario. Anche in vacanza all’estero riusciva a captare alcune parole e cercava di interagire.

Ti va di raccontarci in quali situazioni?

Ad esempio in albergo, salutava, ringraziava quando le portavano qualcosa, provava a ordinare il cibo… cose così!

Consigliereste questo percorso ad altre famiglie?

Assolutamente sì, tra l’altro l’abbiamo già fatto! Anche noi siamo venuti a sapere di questa proposta tramite il passaparola, me ne hanno sempre parlato benissimo. E vedo che lei ci tiene proprio; si diverte, sta bene, si sente a suo agio, è felice di venire.

Cambiereste qualcosa? Ad esempio per quanto riguarda gli spazi, l’organizzazione…?

No, per noi è quasi come venire a casa, un appartamento con tanto di cucina e forse fa anche questo, perché loro vivono l’esperienza in un ambiente familiare. Lo spazio dentro è fatto a loro misura, hanno le loro cose, i loro materiali.
Penso che sia questo che li facilita nell’assimilazione dei concetti. Si divertono e questo fa sì che l’apprendimento duri nel tempo. Non sempre si vede nell’immediato, alcune cose saltano fuori mesi dopo… a volte capita che chieda “ma Celeste, dove hai imparato questa cosa?” e lei mi racconta che l’ha sentito “a inglese”.

Come racconteresti i laboratori a qualcuno che non li conosce?

Li definirei un approfondimento, un’attività gioiosa gestita con professionalità… e oltre a questo c’è la componente del gruppo, non so se per tutti sia lo stesso ma il nostro gruppo è rimasto costante nel tempo, ha fatto un vero e proprio percorso insieme.

Secondo te un’esperienza di questo tipo aiuta anche a sentirsi più a proprio agio con la lingua?

Secondo me sì, anzi mi ha riportato la mamma di una bimba che frequenta uno dei laboratori, che di sua indole è un po’ timida, anche a parlare in lingua, che le insegnanti le hanno riferito di vederla molto più serena, molto più a suo agio da quando frequenta questo corso.

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